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  • Martina Collu

Dall'Inghilterra di Charlotte Brontë a "Il grande mare dei Sargassi"

“Era così sola che cominciò a fuggire la gente. Succede. È successo anche a me, ma per me era più facile perché io quasi non ricordavo nulla di diverso. Per lei era strano e spaventoso. Ed era una donna così adorabile! Pensavo sempre che ogni volta che si guardava allo specchio doveva sperare e inventarsi le cose. Anch’io inventavo, cose diverse naturalmente. Puoi inventare per un pezzo, ma un giorno tutto crolla e sei sola.”


“Il grande mare dei Sargassi” racconta la storia di Bertha Mason, la folle moglie di Mr Rochester. Sì, proprio di quel Mr Rochester. Ma non cercate una somiglianza con “Jane Eyre”, perché questa non è la sua storia, questa non è l’Inghilterra. È la vita di Bertha, anzi, Antoinette, che prima di essere rinchiusa nella torre di Thornfield Hall è una bambina creola che vive in Giamaica e viene chiamata “blatta bianca”. È una ragazza che da sempre si domanda chi sia e a quale luogo appartenga, senza trovare risposta, perché l’unico legame che possiede è quello con i suoi ricordi e con la nutrice. Una Giulietta strappata alla sua infanzia e innamorata di un Romeo mediocre, anonimo, al quale l’autrice generosamente presta la voce, alternando il punto di vista di lei a quello di lui.


Romanzo pubblicato nel 1966, poco più di un secolo dopo “Jane Eyre”, che offre una prospettiva anticoloniale al passato di chi, come la protagonista, non appartiene a una categoria comprensibile e definita.


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