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  • Martina Collu

"Nessuna mi ha mai detto di no". Recensione.

Spesso per recensire un buon libro si dice che si è letto tutto d’un fiato. È vero, quando una lettura è gradevole “scorre” velocissima, però a me capita una cosa strana: quando un libro mi piace molto cerco di leggerlo con calma per non arrivare mai alla fine. Mi è successo con “Nessuna mi ha mai detto di no”.

Premetto che non ho mai visto né il film né la serie dedicata ad Anne Lister e ai suoi diari segreti e forse è stato un bene, perché così ho potuto conoscere la persona e non il personaggio interpretato da un’attrice. Il libro, scritto da Angela Steidele e tradotto e curato da Margherita Giacobino per Somara! Edizioni, si apre con una prefazione che presenta mirabilmente e con preziosa cura la persona di Anne Lister a chi, come me, conosce soltanto la superficie. Le corde pizzicate sono quelle giuste per attrarre l’attenzione del pubblico a cui si rivolge un testo come questo: l’orgoglio omosessuale ante litteram, le eroine di Jane Austen e la citazione di Virginia Woolf, l’egocentrismo dei diari e persino una punta di astrologia; insomma, in meno di venti pagine di introduzione siamo già sedotte dall’idea che ci siamo fatte su Anne Lister. Il libro sembra scritto per noi donne che amiamo le donne, la letteratura e un briciolo di stravaganza.


Ma chi era Anne Lister? E perché dovrebbe interessarci leggere qualcosa di lei, se esiste già una serie TV? La risposta è semplice, non si tratta di un libro dedicato ad Anne Lister. Il libro è Anne Lister. È lei che parla da un’epoca lontana, l’autrice e la traduttrice le offrono soltanto una cassa di risonanza affinché la sua voce possa arrivare fino alla lettrice (e perché no, anche al lettore).

In ventiquattro diari e taccuini, questa donna dell’Ottocento raccoglie importantissime informazioni sulla vita sociale e politica di Halifax, nel Regno Unito, ma soprattutto offre uno spaccato dell’esistenza femminile in un’epoca in cui le donne appaiono esclusivamente come angeli del focolare domestico. Chi scrive, come le sorelle Brontë, lo fa dietro pseudonimo maschile e nessuna osa parlare di ciò che con Algernon Swinburne, esteta inglese, verrà chiamato “the unmentionable”, ossia l’erotismo. Anne Lister, invece, fa del corpo il proprio tempio e dell’amore il suo sacerdote. Non solo amante delle donne, ma anche di sé stessa, del proprio piacere riversato ossessivamente sugli appunti che avrebbero composto i suoi diari. Per proteggerne il contenuto, crea un codice che mescola l’alfabeto greco, l’algebra e segni inventati e alcuni dei suoi scritti ancora non sono stati decifrati.

Ciò che maggiormente mi ha colpito di Anne Lister è il suo esprimere la propria diversità partendo dal presupposto che sia giusta e accettabile, in quanto figlia della natura, la forza propulsiva che l’ha modellata a questo modo. Mi è sembrata un’idea molto romantica e incontrovertibile, che sfrutta proprio lo stesso assunto alla base dell’omofobia, ribaltandolo a suo vantaggio.


“Nessuna mi ha mai detto di no” ovviamente non contiene tutti i diari di Anne Lister, ma è un’ottima sintesi delle sue vicende più accattivanti, che non nasconde affatto i difetti, anzi li mette in risalto presentandola immediatamente come una “donna tremenda”, e che si addolcisce nel riportare gli atti denigratori subiti da Anne e dalla sua ultima compagna, Ann Walker. Non un romanzo, quindi, ma un compendio di vivide descrizioni di tutto ciò che la riguarda, con particolare attenzione alle sue relazioni, legate insieme dal commento di Angela Steidele, un commento a volte moderato, a volte fiero, e altre volte, invece, amareggiato.


La storia non può concludersi senza nominare una per una le ricercatrici che per anni hanno lavorato alla trascrizione dei diari e delle lettere. Le ringrazio anch’io, tanto.

Mi complimento in modo particolare con le donne di Somara! Edizioni, progetto editoriale dell’Associazione Culturale Sentieri Sterrati, per il prezioso lavoro nel dare nuova vita alle storie di autrici, artiste, scienziate soffocate sotto secoli di indifferenza. Non vedo l’ora di vedere gli ulteriori frutti di questo progetto così importante e necessario per colmare i vuoti di una storia che sembra avere solo protagonisti maschili.


Vedrò la serie TV tanto acclamata, adesso? Forse sì, perché no? Sicuramente, come sempre faccio, continuerò a studiare, prima di visitare Shibden Hall, non appena si potrà.


Il libro è disponibile a questo link.






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